Disabili e sport

“I FIGLI DI ISIDEA” CI INSEGNANO A ESSERE LIBERI

Lo sport è uguale per tutti e il gioco accomuna ogni bambino

Il dettagliatissimo progetto I figli di Isidea è pensato per ragazze/i con sindrome di Down dai 6 ai 20 anni per avviarli alla pratica della pallavolo come forma di socializzazione, perseguendo finalità sia ludiche che di sviluppo delle capacità coordinative. Iside o Isi è la dea (da qui appunto Isi – Dea) della maternità e della fertilità nell’antico Egitto. Simbolo di sposa e madre, protegge i nascituri dal momento del concepimento, alla nascita. Protegge tutti i nascituri. Perciò tutti, a buon grado, si è figli della stessa madre. Pur rappresentando fondamentali diversità individuali. Essere diversi non significa essere meglio o peggio degli altri. Ma, essere diversi, significa NON ESSERE come gli altri. Nel 1989, l’ONU ha stilato “La carta dei diritti dei bambini”. L’art. 2 afferma: “Ogni bambino e ragazzo ha i diritti elencati nella convenzione; non ha importanza il colore della pelle, né il sesso, né la religione, non ha importanza che lingua parli, né se sia un disabile, né se sia ricco o povero”. L’art. 13 recita: “Ogni bambino e ragazzo ha il diritto di imparare e di esprimersi per mezzo delle parole, della scrittura, dell’arte”. L’art. 31 sostiene che “Ogni bambino e ragazzo ha il diritto di giocare”.

Il progetto I figli di Isidea è ispirato da questi tre articoli e persegue due obiettivi. Il primo, seguendo un percorso (della durata di alcuni anni) è di avviare ragazze/i con sindrome di Down alla pratica sportiva della pallavolo, aiutandoli a giocare da “protagonisti”. Il secondo, è di aiutare ragazze/i con sindrome di Down ad affrontare le problematiche legate alla socializzazione ed integrazione con i coetanei. L’utilità della pratica sportiva nei giovani con sindrome di Down è stata evidenziata anche in una ricerca condotta da Ruiz, Gil, Fernandez-Pastor, de Diego e Peran (2003) a Malaga. Lo studio ha valutato i benefici ottenuti nell’arco di 4 anni di attività sportiva. Già alla fine del primo anno è stata rilevata una opportuna perdita di peso (grasso in eccesso) e un aumento di massa muscolare e ossea (in particolare nelle femmine). Ovviamente sono migliorate anche le prestazioni sportive rispetto a quelle di partenza (resistenza, velocità, coordinazione). Effetti positivi vi sono stati anche relativamente all’autostima, all’autonomia, all’impegno, alla perseveranza e allo spirito di gruppo. Resta fuor di dubbio che la pallavolo rappresenta uno sport ad alta specializzazione tecnica, con un coefficiente elevato di difficoltà. Ma allo stesso tempo rappresenta un gioco sportivo che non prevede contatto fisico, limitando tutte quelle preoccupazioni legate al “farsi male”.